DIARIO DI UNA GIORNATA SPECIALE

Diario di una giornata speciale

Lo scritto che segue ha per me un valore molto importante, non soltanto perché la persona che lo scrive è parte integrante della storia della mia vita, di quelle che l’Universo mette sul tuo cammino fin dai primi anni dell’esistenza, ma anche per ciò che si può leggere tra le sue righe… Si parla di montagna, di camminate, di limiti fisici ed emotivi, si parla di condivisione, di luoghi incantati che dai loro 4000m ci osservano, si parla di sensazioni… Si parla di esperienze stra-ordinarie che portano alla Luce lati di noi incredibilmente UNICI…

Credo che ognuno di noi abbia dentro di sé una storia da raccontare di ciò che lo Anima. Vanessa ha trovato ciò che fa battere il suo cuore e rende il suo racconto così genuino, reale, sembra di essere lì con lei… Buona lettura!

Scrivere direttamente dal Rifugio Gnifetti fa un certo effetto. Oggi le emozioni si sprecano. Arrivata ad Alagna Valsesia si sale con gli impianti fino a 3.000 mt per poi fare una passeggiata di 1,5 ore fino, per l’appunto, al Rifugio. Ci si sistema nelle stanze, letti a castello, per poi scendere a cena alle 19. Ragazzi si mangia da dio qui! Vellutata, maccheroni al ragù, costine di maiale, dolce di mirtilli. Stasera qui ci sono 180 persone. Io che quando vado in montagna sono abituata in 20 km a incontrare 3 persone di numero… Quanto mi manca l’Abruzzo!

La sveglia domani mattina è alle 4:00, colazione alle 4:30, partenza per Punta Gnifetti alle 5:00, arrivo a 4.554 mt e sosta a Capanna Margherita. Il pezzo forte sarà uscire all’alba con -10 gradi e la neve. Buonanotte!

Avete presente dormire a 3.600 mt? Sapevo dei rischi del male di montagna: mal di testa, nausea, tachicardia, fiato corto, gonfiore alle mani. Arrivati sabato sera al Rifugio eravamo tutti talmente carichi che l’ultimo dei nostri pensieri era un qualche malessere. Avevamo l’adrenalina a mille, o meglio a 4.556 mt.

Noi eravamo in 5 in stanza: 4 donne e 1 uomo, Gianluca, mitico taxista milanese appena tornato da due cammini, Santiago e Francigena. Puntiamo due sveglie alle 4:00 per paura di non svegliarci. Mai valutazione fu più errata! Dopo neanche un’ora eravamo tutti svegli con la tachicardia, a raccontarci i sintomi da altitudine, a riderci sopra e a cercare aspirinette negli zaini. Notte in bianco.

Alle 3:00 cominciamo a sentire i primi gruppi che si alzano per la partenza, e poco dopo pure noi come formichine. Fila al bagno, fila ai lavabi. Scendiamo nella sala comune per la colazione: i ragazzi del Gnifetti spettacolari, avevano già impilato nutelline, biscotti, burri, marmellate, un secchio gigante di yogurt e una quantità industriale di corn flakes.

La sveglia così presto non è solo dettata dalla lunghezza dell’ascesa, che va fatta a ritmo lento e costante per l’acclimatamento, ma anche per la temperatura. I ghiacciai sono in sofferenza e tra i crepacci ci sono ponticelli di neve che, fino a una certa ora, grazie alle temperature rigide garantiscono la tenuta. O sei in cima entro le 10:30, altrimenti devi tornare indietro.

Arriva giù Marco, la nostra super Guida Alpina, 32 anni, ex notaio, ha mollato tutto per trasferirsi ad Aosta e seguire il suo sogno. La passione nei suoi occhi, impagabile. Controlla l’attrezzatura, ci aiuta a imbragarci e ci lega in cordata. Lampada frontale accesa e fuori, buio quasi pesto. In lontananza serpentine di lampadine frontali: quello era il percorso da seguire.

Quando ha cominciato ad albeggiare e si è aperto il panorama, ragazzi mi sono commossa. Distese infinite di vette, ghiacciai posizionati come sculture lì solo per farsi ammirare, colori tra il bianco, il rosa e il marrone. Non sapevo più dove guardare. Anzi sì: dovevo guardare dove mettere i piedi. In cordata non ti puoi fermare, altrimenti blocchi tutti.

Fiato corto, tanta fatica, sbadigli a non finire per la mancanza di ossigeno. Ho dato tutto quello che potevo, siamo arrivati in cima, a Capanna Margherita 4.556 mt, esausti, stravolti, ma talmente felici che non si può spiegare l’emozione. Una capanna costruita in modo sovrannaturale, su un cucuzzolo a strapiombo sull’infinito.

Quando siamo arrivati agli impianti pronti per scendere ad Alagna, non sapevamo se ridere o piangere, ma comunque di gioia. Ho condiviso questo pezzo della mia vita con gente mai vista prima, ma di pancia già sapevo che sarebbero stati amici, anche se solo per 2 giorni. Oggi il mal di testa è passato, ma la bellezza che rimane nei miei occhi, quella spero non passi mai.

Vanessa

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